Matthew Brannon
It’s the Wine Talking, 2016
DVD: HD NTSC, 10:00 minutes
Courtesy the artist and Gio Marconi, Milano
“L’arte è una frustrazione produttiva e una piacevole irritazione” spiega Brannon in un’ideale introduzione all’opera che l’artista ha realizzato per il premio. Si tratta di un video dedicato alla cultura enologica negli Stati Uniti, dove degustare un vino italiano è un’esperienza a tutto tondo, e il bere significa entrare in contatto con il paesaggio, l’arte, la gastronomia dell’Italia “vera”. L’artista mette in scena questo approccio all’interno di un ristorante, dove un cameriere propone a due commensali alcuni vini, descritti con un linguaggio eccessivo e a tratti assurdo, del quale l’artista mostra gli aspetti paradossali e grotteschi. “La mia personale relazione con il vino – spiega l’artista – riguarda la discordanza tra gli effetti inebrianti e la sua promozione da parte dei connoisseur. Nel mio lavoro ho voluto utilizzare l’umorismo nella maniera più seria possibile”.
Eric Wesley
Not yet titled, 2016
mixed media,
dimensione varie
L’installazione realizzata da Wesley per il premio è legata alla percezione visiva di un fenomeno scientifico che l’artista ha paragonato al bosone di Higgs, Si tratta della creazione di uno spazio circolare, definito da Wesley “isola” all’interno di una bottiglia di vino, trasformata in una scultura simile ad un’astronave, collocata sulla sommità di un treppiede. Attraverso un meccanismo la bottiglia gira ad una determinata velocità, mentre una telecamera nascosta al suo interno mostra l’immagine del vuoto prodotto dal vino, per proiettarlo all’esterno su uno schermo. “È l’immagine fisica di una funzione energetica” spiega l’artista, che per ottenere l’effetto desiderato ha dipinto l’interno della bottiglia, in modo da creare il cromatismo voluto.
Patrizio Di Massimo
Perbacco, 2016
14 ceramiche dipinte a mano,
oro zecchino
approx 180 x 105 x 105 cm
unico
L’installazione Perbacco, realizzata per il premio, è composta da 14 anfore in ceramica dipinta, sovrapposte in modo da formare una piramide, concepita come una sorta di racconto fantastico dedicato all’ebbrezza dionisiaca prodotta dal vino, attraverso diverse tappe, in un percorso ascensionale che parte dalla tenuta di CastelGiocondo per arrivare in un universo estatico, sospeso nel tempo e nello spazio. Ogni anfora presenta due scene dipinte a colori pastello con inserti dorati, dove le figure umane hanno caratteristiche fisiche ispirate ad un immaginario che unisce la pittura italiana, da Simone Martini a Carlo Carrà, ad una sensibilità nordica, vicina ad artisti come Lucas Cranach o Otto Dix con volti dagli occhi rapiti, sguardi abbagliati e corpi dalle forme fluide. Le figure si stagliano su un fondo nero, presente sia all’interno che all’esterno delle anfore; un colore che nell’interpretazione del misticismo orientale fa del divino un’oscurità accecante.